Cosa vedere nel borgo di Atri

Dopo aver parlato, nell’articolo “La festa dell’Immacolata in Abruzzo“, della Notte dei Faugni di Atri, oggi vi racconto cosa vedere nel borgo.

Atri per me è stata un colpo di fulmine: mi sono innamorata di questo borgo di quasi 11mila abitanti e sulle colline teramane, dalla prima volta che l’ho visto. Ormai dico sempre che è il mio posto nel mondo e quello in cui mi sento a casa ogni volta che torno

E’ proprio qui che infatti, nei sei anni di lavoro come Receptionist in hotel, ho accompagnato o fatto andare i clienti, più che in ogni altro posto d’Abruzzo.

Ed è anche Atri che da questo punto di vista, di anno in anno, mi ha fatta crescere tanto professionalmente. Tra la me della prima volta lí con il primo gruppo, alla me dell’ultima volta con l’ultimo, c’é quasi un abisso.

Ci sono tanti ricordi di quei momenti che porterò sempre con me, per la soddisfazione e la felicità che mi hanno regalato. Per esempio i 45 minuti passati nel Duomo, una mattina di giugno di sei anni fa, a raccontare ogni singolo elemento, ad un gruppo che credo sia stato il più ricettivo tra tutti.

Lo stesso mio ex direttore, quando i clienti chiedevano informazioni su Atri, la chiamava “la sua perla” perché anche lui, come i miei ex colleghi, sapeva quanto la amassi.

 Il borgo di Atri nella storia

Camminare per il borgo è come camminare nella storia, perché Atri di storia ne ha tanta e la si nota già dai resti delle mura visibili ancora in alcune zone, e che la circondavano in epoca medievale.

Medievale appare anche e ancora oggi la struttura del centro che si mescola a quella romana e da cui parte il Corso Elio Adriano – chiamato così in onore all’Imperatore romano – e all’inizio del quale si trova anche la statua con il suo mezzo busto.

Grazie alla posizione strategica a metà strada tra il mare e la montagna, nel 289 a.C. Atri divenne una colonia romana ed in questo periodo diede i natali alla famiglia dell’Imperatore Adriano. L’imperatore era nato in Spagna ma considerava comunque Atri la sua patria, tanto da aver svolto qui la carica di quinquennale a vita.

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La storia di questo borgo si pensa abbia avuto inizio dalle migrazioni delle popolazioni dalmate del X e IX secolo a.C. ed a loro sembrerebbe legato anche il nome antico di Atri. Hadria infatti, sarebbe nato da Hadranus o Hatranus che era una divinità illirico-sicula raffigurata anche sulla moneta della città. Questa era tra le più antiche dei popoli italici ed il fatto che Atri coniasse una propria moneta ancora prima di diventare colonia romana, indica la grande importanza che aveva allora.

Nel 1393 Atri fu venduta alla famiglia dei Duchi d’Acquaviva e dopo poco più di 50 anni divenne capitale del Ducato. E’ proprio con gli Acquaviva che Atri ha conosciuto il suo periodo di maggior fioritura, fino a che poi passò a far parte del Regno di Napoli prima, nel 1757, e nel Regno d’Italia poi.

Tra i Borghi più belli d’Italia, Atri nasce su tre colli (Muralto, Maralto e Colle di Mezzo), e sui calanchi, definiti “Bolge dantesche” o “Unghiate del Diavolo” per la loro particolare conformazione dovuta alle passate deforestazioni, e all’erosione naturale del terreno.

Cosa vedere nel borgo di Atri

Nel 1995 è stata istituita la Riserva Naturale Regionale dei Calanchi di Atri, già riconosciuta dalla Comunità Europea come Sito di Interesse Comunitario (SIC), e dal 1999 è diventata poi anche Oasi WWF. Quindi potete vedere da vicino i calanchi con le loro diverse flore a faune.

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Per quanto riguarda i monumemti, partendo dal centro di Atri, poco dopo l’inizio del corso, sulla destra si trova la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta. I tre portali laterali (di cui il primo a sinistra è anche Porta Santa) si affacciano sul corso, mentre il principale su Piazza Duomo.

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L’attuale chiesa è stata edificata nel 1260 e terminata nel 1305, sulle rovine della chiesa di Santa Maria de Hatria risalente al IX secolo. Prima ancora, sullo stesso sito si trovava il tempio pagano dedicato ad Ercole, ed in seguito una cisterna romana che divenne poi cripta della chiesa del IX secolo.

Sono sette anni ormai che vado ad Atri, ma ogni volta che entro nel Duomo, è un’emozione immensa perché ricco di capolavori. Tra questi spicca il ciclo di affreschi di Andrea De Litio, pittore abruzzese di inizio ‘400, che si trova sul coro. Proprio per la ricchezza di storia ed opere che ospita all’interno, gli dedicherò poi un articolo specifico.

Chiesa di Santa Reparata

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Ingresso sulla strada

Sulla navata destra si trova la chiesa annessa di Santa Reparata (1355), patrona di Atri e Martire di Cesarea, che presenta due ingressi. Uno appunto nella navata destra del Duomo, l’altro, quello principale, sulla strada. Su quest’ultimo, incastonata nella nicchia sopra il portale, si trova la statua della santa che regge in mano il modellino di Atri. La statua originariamente si trovava su una delle porte di Atri, Porta Macelli, abbattuta dal sindaco a metà ‘800. Gli atriani le erano molto devoti e decisero di inserirla quindi lì per salvarla.

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La chiesa non è molto grande, l’interno è ad unica navata ed ha elementi tipicamente barocchi. Ospita al centro un baldacchino ligneo, copia di quello più grande presente nella Basilica di San Pietro, a Roma, ed opera di un allievo di Bernini.

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Sulla piazza, di fronte alla facciata principale del Duomo, si trova il Teatro Comunale (con un ricco calendario di appuntamenti) costruito nel 1872. All’esterno richiama il Teatro alla Scala di Milano, all’interno invece il Petruzzelli di Bari.

San Francesco e San Nicola

Proseguendo lungo il Corso, a sinistra, prima di arrivare al Palazzo Ducale residenza degli Acquaviva e poi sede del Comune dal 1917, si incontra la chiesa di San Francesco (sempre chiusa). E’ stato un discepolo del santo a fondarla e rappresenta l’esempio più antico dei conventi francescani. Purtroppo la struttura originaria è andata distrutta dopo il terremoto della fine del ‘600, per cui ciò che vediamo oggi risale ai primi anni del secolo successivo. E’ caratterizzata da una scala a doppia rampa che precede la facciata e che rappresenta un elemento unico in tutto l’Abruzzo.

Subito dopo il Palazzo Ducale dove si può visitare la cisterna romana (chiedendo all’ufficio informazioni all’entrata), si trova la chiesa di San Nicola. E’ questa la chiesa più antica di Atri ed una delle tre parrocchie. L’interno è semplice e richiama in parte, soprattutto per le colonne, il Duomo.

Uscendo dalla chiesa, girando prima a destra e poi a sinistra, si attraversa la stradina che qualche anno fa ha avuto il riconoscimento del miglior addobbo floreale da Italia Nostra, associazione che si dedica alla tutela del patrimonio artistico italiano e che ha una propria sede proprio ad Atri.

Santuario di Santa Rita da Cascia

Da questa stradina si arriva alla chiesa di Santo Spirito, alla fine del borgo, detta anche Santuario di Santa Rita. Si tratta infatti del secondo Santuario, dedicato alla Santa, più grande d’Italia, risalente alla fine del ‘300.

La chiesa è gestita dagli atriani stessi che per la Santa hanno un culto particolare dovuto ai diversi miracoli compiuti nella zona. Nella prima cappella a sinistra, dedicata proprio a Santa Rita, si trova anche uno spazio riservato agli ex voto. La caratteristica della chiesa è rappresentata dai lampadari in vetro di Murano e dal campanile a vela completamente diverso dagli altri di Atri (tutti in mattone).

Accanto alla chiesa si trova poi l’allora convento annesso, oggi Casa di Riposo intitolata a San Liberatore.

Di fronte alla chiesa invece, i resti di Capo d’Atri che era l’antica vedetta di avvistamento delle invasioni barbare.

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Da qui, e tornando leggermente indietro, di fronte alla chiesa di Santa Rita, si raggiunge il Belvedere da cui si possono ammirare il Gran Sasso a sinistra, i calanchi al centro ed il mare Adriatico a destra.

Prodotti tipici

Sapete che Atri è la patria della liquirizia Menozzi De Rosa, protagonista anche di un famoso spot pubblicitario degli Anni ’80/’90? Vi ricordate le caramelle Tabù? E’ ad Atri che si producono, così come tutti gli altri tipi di liquirizia che potete trovare nei vari negozi tipici del centro.

Io in particolare ve ne consiglio uno che in tutti questi anni per me è sempre stato una garanzia: Casa della liquirizia – Dolci Composizioni, in Piazza Duomo.

Qui troverete Katiuzska e Carlo che vi delizieranno con assaggi vari di liquori abruzzesi (Ratafia, Genziana e liquori alla liquirizia). Da loro potete trovare i confetti di Sulmona, pasta tipica abruzzese, miele di ogni tipo, spezie, thè, tisane, caffè (anche tostato al momento) e il dolce tipico di Atri, il Pan Ducale. E’ un dolce a base di mandorle che prende il nome dai Duchi d’Acquaviva perchè un giorno fu fatto provare al duca il quale se innamorò e lo volle sempre a colazione. E’ un dolce della tradizione atriana che risale a prima dell’arrivo dei duchi; dopo la scoperta del cioccolato è stato aggiunto anche questo alla ricetta tradizionale e rappresenta una variante ancora più gustosa. Il marchio Pan Ducale nel tempo ha dato vita poi anche ad una serie di prodotti come i cantuccini, anche questi di tipi diversi.

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Nel periodo natalizio troverete poi il Panettone del Pan Ducale, sia nella versione tradizionale che in quella con il cioccolato (la mia preferita)… Ed il Pan d’Amore: stessa base del Pan Ducale ma piccolo, a forma di cuore, ricoperto di cioccolato e in confezioni da tre o da nove.

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Il negozio di Katiuzska e Carlo ve lo consiglio perché per me è un’oasi in cui rifugiarmi sempre ogni volta che vado. Loro, come dicevo all’inizio di Atri stessa, sono ormai per me casa. Ve li consiglio perché sanno accompagnarvi negli acquisti spiegandovi i vari prodotti nel dettaglio. E perché Katiuzska è una vera artista (con un’immensa fantasia) anche nel confezionamento.

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Siete mai stati ad Atri? Fatemi sapere nei commenti 🙂

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