La festa dell’Immacolata in Abruzzo

La festa dell’Immacolata in Abruzzo ha origini antiche e, come in tutta Italia, é legata all’accensione dei fuochi.

L’Abruzzo mantiene ancora oggi molte feste tradizionali legate a questo tipo di riti e la maggior parte avviene durante l’Avvento. Io ne ho scelte quattro, una per provincia, partendo dalla piú importante e che vi consiglio di non perdere perché veramente unica.

Le origini della festa dell’Immacolata

La festa dell’Immacolata Concezione, ufficializzata da Papa Pio IX nel 1854, celebra il “concepimento senza macchia” della Madonna, nel grembo di Sant’Anna. Arriva da noi, in Occidente, dalle chiese d’Oriente che nel VII secolo iniziavano a celebrarla.

Ma ancora prima, l’8 dicembre è sempre stato un giorno importante per diverse culture nel mondo e nei secoli. Per gli egizi la festa era legata alla dea protettrice della caccia e della morte, Nieth di Sais. In Grecia ad essere festeggiata era la dea figlia di Zeus, Astrea; i Romani invece l’8 dicembre festeggiavano l’anniversario della nascita, sull’isola Tiberina, del tempio di Tiberinus.

La festa dell’Immacolata in Abruzzo: la Notte dei Faugni, ad Atri (Teramo)

Faugni di Atri

Tra i riti più noti della festa dell’Immacolata in Abruzzo, c’è quello della Notte dei Faugni nel borgo di Atri, in provincia di Teramo. Il rito sembrerebbe essere arrivato fino ad oggi dall’epoca pre-romanica e legato a quello pagano del Fauni ignis (fuoco di Fauno).

Per quanto riguarda il nome, più che da “Fauni ignis”, é legato al nome che i fuochi hanno nell’Italia centrale: “faògni”, “favori” e “favoni”.

Il rito in sé, riportato in vita solo negli ultimi anni, si svolge all’alba dell’8 dicembre, ma i festeggiamenti iniziano giá dalle 19 della sera precedente. È allora infatti che, dopo la messa, in Piazza Duomo viene accesa e benedetta la catasta di legno raccolta nei giorni precedenti.

Faugni di Atri

Da mezzanotte alle 4.30 il borgo è animato dai vari concerti organizzati, per tutte le fasce d’età, nei vari angoli di Atri. Questo in attesa delle 5 di mattina, quando la popolazione si riunisce in piazza con il proprio fascio di canne alte, i faugni appunto, per la processione. Dal fuoco della sera prima si accendono i faugni, alle estremitá, che vengono quindi portati appunto in processione per le vie del borgo, sulle note della marcia suonata dalla banda della vicina Casoli d’Atri. Quando la processione torna in piazza, i faugni vengono buttati nella catasta e lasciati bruciare.

La tradizione dei faugni

Il rito dei faugni nasce dalla tradizione pagana e agricola delle zone di campagna intorno al borgo: qui infatti, anticamente, si accendevano fuochi prima dell’arrivo del solstizio d’inverno, in onore del dio Fauno che proteggeva i campi. Era quindi un rito propiziatorio per il raccolto, di protezione dei campi contro la negatività e legato quindi alla purificazione.

Essendo il fuoco un simbolo della rinascita periodica della natura, diventa il protagonista di questi riti. Come luce poi, rappresentava anche un modo per tenere lontano l’inverno.

La festa si conclude poi la sera dell’8 dicembre, con il Ballo delle due Pupe (fantocci).

Come dicevo prima, la festa è stata riportata in vita solo negli ultimi anni ed è stata associata alla festa dell’Immacolata, rispetto alle sue origini pagane.

Il saluto notturno alla Concezione, ad Archi (Chieti)

In provincia di Chieti, nel bel borgo di Archi, alla mezzanotte tra il 7 e l’8 dicembre si svolge il rito del saluto alla Concezione. È allora che si raduna un corteo che percorre le vie del borgo. Ma prima che il corteo parta, uno stornellatore recita i versi di Saluto alla Madonna, sulla porta della chiesa di Santa Maria dell’Olmo, accompagnato dalla banda.

Dopo il saluto alla Madonna, mentre il corteo percorre le vie di Archi, lo stornellatore si ferma nelle abitazioni dove compone all’istante ed adattata alle singole famiglie, una breve parodia detta anche “Buongiorno”. Il contenuto della parodia spazia dagli avvenimenti locali dell’anno, agli aspetti e abitudini dei componenti della famiglia di cui é oggetto.

Il ballo della Pupa a San Valentino (Pescara)

In provincia di Pescara, nel borgo di San Valentino in Abruzzo Citeriore (nell’articolo “San Martino? La processione dei cornuti” vi racconto anche un altro evento del borgo), la festa dell’Immacolata inizia la mattina dell’8 dicembre con la messa che viene celebrata nella chiesa di San Donato: è qui che si trova la statua della Madonna. Dopo la messa parte la processione lungo le vie del borgo dove sfilano la Croce Celeste e la bandiera su cui é ricamata, al centro, la corona della Madonna.

La festa termina poi nel pomeriggio, quando in piazza si svolge il Ballo della Pupa animato dalla banda musicale. La pupa è un fantoccio in cartapesta che ha al suo interno un uomo che lo fa ballare e camminare, mentre esplodono i petardi e bengala che porta addosso.

“I favòre” di Collelongo (L’Aquila)

Collelongo è un paesino al limite della Piana del Fucino, nella “mia” Marsica, e quindi in provincia dell’Aquila. Qui la sera del 7 dicembre è tradizione accendere in piazza un falò grande chiamato “I favòre”.

Secondo quelle che sono le credenze locali, il falò, acceso in onore della Madonna, richiama anch’esso la luce: quella dei fuochi che servono ad illuminare il cammino degli angeli che secondo la tradizione religiosa, hanno trasportato la Santa Casa di Nazareth a Loreto.

Questo perché c’é una leggenda secondo la quale il Santuario della Madonna di Loreto si troverebbe dove si trova oggi perché trasportato dagli angeli lì, la notte tra il 9 e 10 dicembre, da Nazareth.

Ed è proprio per riscaldare (e quindi non solo illuminare) il passaggio della Madonna, durante questa traslazione, che nascerebbe, sempre secondo la credenza popolare, la tradizione di accendere fuochi, in Abruzzo, per l’8 dicembre.

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