L’ “oro rosso” d’Abruzzo: lo zafferano dell’Aquila

Zafferano_dell'Aquila

Da metà ottobre a metà novembre viene raccolto l’ “oro rosso” d’Abruzzo, lo zafferano dell’Aquila.

Prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta) dal 2005, lo zafferano arriva in Abruzzo intorno al 1200. Ma prima di parlare dello zafferano dell’Aquila

Origini dello zafferano

Sapete che esiste una leggenda sull’origine dello zafferano, legata alla mitologia greca? La leggenda racconta che il giovane Crocus si innamorò della ninfa Smilace, la prediletta del Dio Ermes, e che quest’ultimo, per vendicarsi, trasformò Crocus in un bulbo.

Il nome scientifico di questa pianta è proprio Crocus, che viene dal greco ‘Krokos’, mentre il termine ‘zafferano‘ dall’arabo ‘Zaafran’. E’ una piccola pianta la cui altezza va dai 12 ai 40 centimetri, formata da sei petali di colore tra il rosa ed il viola e da foglie verde scuro.

Lo zafferano è noto da millenni, lo citano infatti diversi autori classici come Ovidio (nelle sue ‘Metamorfosi’), Omero, Plinio e Virgilio.

Anticamente lo zafferano era coltivato in Stiria dove era usato anche per profumare i templi in occasione di cerimonie importanti, e per colorare i veli delle spose. Partendo quindi dall’Asia, arrivò anche in altre parti del mondo come per esempio in Tunisia, da dove poi arrivò in Spagna, nelle città di Murcia, Valencia e Toledo.

Lo zafferano dell’Aquila

Zafferano_dell'Aquila

Come arrivò lo zafferano all’Aquila? Grazie ad un monaco benedettino della famiglia Santucci originaria di Navelli, e grande appassionato di agricoltura che si innamorò di questa pianta. Conoscendo bene la dolcezza dei terreni dell’Altopiano di Navelli, pensò che quella fosse la zona più adatta per far dare buoni frutti alla pianta.

E non sbagliava, perché lì la pianta trovò l’ambiente talmente buono che lo zafferano dell’Aquila risulta avere una qualità migliore rispetto a quello prodotto in altre parti del mondo. Così pian piano, da allora, la coltivazione si allargò alle altre zone limitrofe. La città dell’Aquila, appena nata, divenne subito famosa proprio per la qualità dello zafferano.

Questa fama contribuì ad aiutare molto l’economia di quella zona d’Abruzzo, allora basata soltanto sull’allevamento delle pecore e lavorazione della lana.

Il merito di tutto ciò è stato delle nobili famiglie aquilane che avevano fondato L’Aquila, perché queste introdussero subito lo zafferano nella vendita dei mercati di città come Milano e Venezia per l’Italia, e Vienna, Marsiglia e Francoforte per l’estero.

Curiosità

Lo zafferano dell’Aquila, nel corso della sua storia, da quando divenne famoso per la sua grande qualità rispetto allo zafferano coltivato in altre parti del mondo, diede vita anche a diverse dispute a livello internazionale.

C’è stato infatti chi, a metà Quattrocento, e da Norimberga, arrivò all’Aquila per comprarlo direttamente e poi rivenderlo alla fine, dopo averlo trattato con altri tipi della stessa pianta. Quando fu scoperto con il prodotto ancora con sé, fu bruciato vivo, mentre la moglie esiliata dall’altra parte del fiume Reno.

Nel Cinquecento invece, diverse aziende sempre della città di Norimberga, acquistarono case all’Aquila, trasferendosi quindi nella città, in modo da acquistare tutto lo zafferano presente nella zona.

La produzione dello zafferano dell’Aquila è stata molto importante più di una volta. Nei periodi in cui la popolazione si trovò in situazioni difficili, sotto il regno spagnolo, la svendita del prodotto infatti, permise di pagare le tasse allora imposte. Iniziò poi a conoscere la crisi nel XX secolo, per le Guerre mondiali e gli abusi dei commercianti, ma tornò poi al suo prestigio iniziale grazie alla nascita di una Cooperativa tra alcuni coltivatori.

Lavorazione dello zafferano

Zafferano_dell'Aquila

La preparazione del terreno avviene da novembre ad agosto, tempo durante il quale viene lasciato a riposo.

Ad agosto il bulbo viene trapiantato, con i ciuffi in alto e ad una giusta distanza tra profondità e superficie, dal terreno in cui si trova, in quello che è stato preparato, coprendo i solchi e prendendo i bulbi già riprodotti.

I bulbi vengono così portati in un luogo fresco ed asciutto per essere puliti e selezionati, dividendoli in base alle dimensioni.

Lo zafferano viene raccolto quindi tra la metà di ottobre e la metà di novembre, che corrisponde al periodo della sua fioritura. Viene raccolto ogni giorno all’alba, prima che la luce del sole faccia aprire i fiori, e a mano, ponendo poi nelle ceste di vimini, i fiori raccolti.

Sempre a mano avviene anche la sfioratura, quando il fiore viene aperto per separare gli stimmi (filamenti). Questa va eseguita entro sera per evitare che lo zafferano si guasti e che quindi il raccolto della giornata vada sprecato.

L’ultimo passaggio è l’essiccazione, attraverso la quale gli stimmi vengono posti in un setaccio capovolto, nel camino, sopra la brace di legna (che può essere di quercia o mandorlo). In questa fase bisogna cercare di farli asciugare bene per evitare che possano marcire, e cercare di non lasciarli sulla brace per troppo tempo, per evitare che si brucino. Anche questa viene eseguita lo stesso giorno della raccolta.

Durante la tostatura gli stimmi perdono la maggior parte del loro peso: per un chilo di zafferano secco sono necessari 200 mila fiori e 500 ore di lavoro. Con la macinazione (fatta con un macinino) si prepara la polvere da confezionare nelle bustine.

Dove viene prodotto lo zafferano dell’Aquila

L’area in cui viene prodotto lo zafferano dell’Aquila è quella dei Comuni di L’Aquila, Barisciano, Caporciano, Fontecchio, Fagnano Alto, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, San Demetrio nei Vestini, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, Villa Sant’Angelo e Tione degli Abruzzi.

I terreni su cui viene coltivato sono quelli compresi tra i 350 e i 1000 metri di altitudine.

Quello di Navelli è un Altopiano molto ricco in quanto a prodotti legati alla tradizione abruzzese perchè offre anche ortaggi come le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio (che si caratterizzano per la buccia sottile e le piccole dimensioni, per cui non necessitano di ammollo), i fagioli di Paganica e i ceci di Navelli. Ma solo lo zafferano ha ottenuto la fama mondiale per la raffinatezza del suo aroma.

Lo zafferano nella cosmetica – Tindora Cosmetics

L’uso dello zafferano lo conosciamo legato per lo più alla cucina, alla medicina (come antiossidante) e al tessile (come tintura naturale), ma da un anno il suo uso è stato esteso anche alla cosmetica.

All’Aquila infatti è nata ‘Tindora Cosmetics‘ (qui il link al sito), azienda specializzata nella ricerca e sviluppo di cosmesi biotecnologica di alta gamma, legata ad ingredienti naturali e biologicamente certificati. E’ stata così creata una specifica linea basata sulle proprietà benefiche, antiossidanti e rivitalizzanti, dello zafferano di Navelli.

L’azienda nasce da una mamma ed un figlio, Fiorella Bafile e suo figlio Matteo Ioannucci, imprenditori aquilani, con un particolare impegno nei confronti della coltivazione dello zafferano. Una parte del ricavato di ogni confezione venduta, permetterà infatti alla Cooperativa Altopiano di Navelli, di acquistare bulbi di zafferano. Fungerà così da prestito d’onore ai giovani produttori che desiderano dar vita a nuove coltivazioni di zafferano dell’Aquila, favorendone così la produzione, e contrastando la crisi.

 

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