I Tholos abruzzesi, capanne in pietra testimoni di antiche tradizioni

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Il Tholos che ho incontrato quest’estate, nella zona di Abbateggio, in provincia di Pescara e vicino alla Majella

I Tholos abruzzesi, tutelati dalla Legge Regionale 17 del 1997, sono capanne in pietra nuda e a secco, senza cemento, testimoni di antiche tradizioni legate ai pascoli ad alta quota.

Se vi siete trovati a percorrere strade soprattutto nella zona della Majella, avrete visto queste particolari capanne e probabilmente vi sarete chiesti cosa fossero.

I Tholos abruzzesi sono costruzioni rotonde con copertura a cono che viene ottenuta appoggiando ogni giro di pietre su quello inferiore, e leggermente spostato di qualche centimetro verso l’interno. Nascono dai “maceri”, cumuli di sassi prodotti nel tempo dallo spietramento dei campi da parte di comunità locali.

Queste capanne si trovano in Europa ed in Medio Oriente, ma soprattutto nella zona del Mediterraneo: un esempio sono i tholos micenei, creati per scopi funerari, i trulli di Alberobello, o i nuraghi sardi.

Per quanto riguarda i primi Tholos abruzzesi, si pensa siano nati due o trecento anni fa. Sono stati citati per la prima volta nel 1876 da un teatino, Giovanni Chiarini, e censiti per la prima volta solo nel 1992, quando ne furono registrati migliaia in alcune zone della Regione.

Come nascono? I pastori locali li costruirono per ripararsi durante lo spostamento delle greggi nei pascoli d’alta quota (alcuni Tholos si trovano anche a 1800 metri di altitudine). In questi spazi ad alta quota ci si dedicava anche alla coltivazione del terreno e infatti, vicino ad alcuni Tholos sono ancora visibili gli antichi terrazzamenti.

Oltre che ad alta quota, ci si spostava anche in zone spesso lontane da città o paesi e diventava quindi una necessità trovare rimedi per ripararsi. Essendo alcune zone d’Abruzzo ricche di pietra, si trovò quindi la soluzione di spietrare alcune di queste zone, per costruire quindi i Tholos: è stata infatti, probabilmente, proprio la grande quantità di pietra a facilitarne la loro costruzione in Abruzzo.

Queste capanne si trovano nella zona del versante meridionale del Gran Sasso, per esempio vicino alla Montagna dei Fiori, a due passi da Civitella del Tronto, e sulla Majella, dove sono maggiormente diffusi soprattutto tra i Comuni di Roccamorice, Abbateggio e Lettomanoppello. I Tholos che si possono incontrare in questa zona sono stati costruiti con la pietra della Majella.

Presso il Museo delle Genti d’Abruzzo, a Pescara, si trova una sala in cui sono illustrate le attività legate alla transumanza e c’è la ricostruzione in scala del villaggio di Tholos abruzzesi di Roccamorice (località Colle della Civita), in provincia di Pescara.

Tre anni fa si era deciso, grazie all’istituzione (nel 2015) del Masterplan per il Sud, di restaurare e valorizzare i Tholos della Majella (alcuni sono rimasti intatti fino ad oggi, di altri sono rimaste solo alcune parti), in modo da creare dei veri e propri percorsi turistici nella storia. Sembrerebbe che proprio in questi giorni dovrebbe partire la gara di appalto per questo progetto, a seguito dello sblocco di quei fondi.

Saranno così ricostruiti con la tecnica originaria del muro a secco, solo con l’incastro di pietre e senza quindi il cemento, in modo da rispettare e mantenere completamente la tradizione.

Perché si è deciso di intervenire con il recupero nella zona della Majella? Per diversi fattori: innanzitutto, è qui che si trova il 75% dei Tholos abruzzesi, poi per la loro diversa tipologia, per l’alta specializzazione dei costruttori e per le grandi dimensioni di alcuni di essi.

In questa zona i principali Tholos si trovano ad Abbateggio, nella Valle Giumentina, dove c’è uno dei più grandi tholos della zona (che ho citato in questo articolo sulla Valle dell’Orfento e dell’Orta), e nella zona di Roccamorice, dove si trovano invece i villaggi di La Valletta, tra Pretoro e Pennapiedimonte, e di Colle della Civita.

Quest’ultimo in particolare, fu costruito nel 1940 da un abitante di Roccamorice, Giuseppe Parete, in circa 40 giorni e ad oggi rappresenta una piccola città di pietra in cui tra ingressi a sesto acuto e gallerie, sono ancora visibili i pavimenti rivestiti, i ripostigli, i recinti per le greggi, i depositi degli attrezzi da lavoro ed il mungitoio.

 

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