Cosa vedere e fare a Sulmona

Cosa vedere e fare a Sulmona

Confetti di Sulmona

Oggi vi racconto cosa vedere e fare a Sulmona, città famosa in tutto il mondo per i confetti che produce e che colorano le vie del centro, ma è anche la città dell’amore, perchè qui nacque Publio Ovidio Nasone, poeta elegiaco.

Con i suoi quasi 24000 abitanti, Sulmona rappresenta il capoluogo della Valle Peligna, in provincia dell’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo, immersa nel verde e al centro tra due Parchi Nazionali. Per arrivare a Sulmona c’è l’uscita dell’autostrada A25 Pratola Peligna-Sulmona che dista pochi chilometri dalla città; in alternativa, da Pescara, anche tramite la Via Tiburtina, un po’ più lunga ma permette di vedere meglio i paesi al confine tra provincia di Pescara e provincia dell’Aquila.

Come dicevo, è famosa in tutto il mondo per essere la patria dei confetti, che qui rappresentano una vera e propria arte: lungo il Corso principale troverete infatti tanti negozi tipici che ravvivano il centro con i mille colori delle composizioni create con i confetti (tra cui bouquets di fiori, fiori singoli, coccinelle, api).

Confetti di Sulmona

Sulmona è una città ricca d’arte, di storia e tradizioni, con cui accoglie i turisti provenienti da tutto il mondo e che arrivano qui anche dalle vicine località di montagna di Rivisondoli e Roccaraso (raggiungibili anche da Sulmona).

Sulmona nella storia

A Sulmona nacque, il 20 marzo del 43 a.C., il poeta Publio Ovidio Nasone che fu uno dei più grandi rappresentanti della letteratura latina e della poesia elegiaca.

E’ a lui che è intitolato il corso principale, Corso Ovidio, e a lui sono legate le quattro lettere presenti nello stemma della città, “SMPE“, che riprendono la sua frase “Sulmo Mihi Patria est” (Sulmona è la mia patria“).

Una leggenda racconta poi che ai piedi del Monte Morrone si trovino i resti della sua villa, nella zona in cui si trova il tempio di Ercole Curino, dai cui scavi sono state ritrovate tracce della Sulmona dell’epoca romana.

E’ in questo periodo infatti, che Sulmona (‘Sulmo’, secondo l’antico nome) era diventata Municipio romano, quindi strettamente legata a Roma.

In epoca medievale l’importanza della città era rappresentata dal fatto che l’imperatore Federico II, oltre ad aver costruito grandi opere civili come l’acquedotto medievale su cui si apre la piazza principale, Piazza Garibaldi, aveva reso la città Capitale e sede della curia di una delle province in cui aveva diviso la parte continentale del regno. La prova dell’importanza che Sulmona aveva per lui era anche il fatto che qui si svolgeva, a primavera, la prima fiera delle sette, tutte autunnali, che si tenevano in sette città del regno.

Cosa vedere a Sulmona

La Cattedrale di San Panfilo

Cattedrale San Panfilo Sulmona

Prima di iniziare la passeggiata lungo il Corso, fuori dal centro, su Via Giacomo Matteotti, il primo luogo da visitare che incontriamo, di fronte alla Villa Comunale, è la Cattedrale di San Panfilo, Patrono della città.

L’impianto della chiesa è stato costruito nel 1075, ma nel corso dei secoli, anche a causa di calamità come incendi e terremoti che colpirono Sulmona, è stato modificato varie volte. In particolare, devastante più di tutti fu il terremoto del 1706: crollarono le sagrestie, e il campanile e il palazzo vescovile che si trovava accanto, subirono gravi danni e non furono più ricostruiti.

All’interno la chiesa, a tre navate, appare così nello stile barocco, sia nelle decorazioni che negli affreschi presenti nelle volte.

Sull’origine della chiesa esistono due leggende popolari: una secondo la quale nel punto in cui oggi si trova la chiesa, c’era un tempio pagano risalente all’epoca romana e dedicato ad Apollo e Vestea. Su questo fu poi costruita la chiesa originaria, dedicata prima a Santa Maria, poi dal 1100 a San Panfilo.

Secondo l’altra leggenda invece, durante il trasferimento, dopo la sua morte, delle spoglie del Santo da Corfinio a Sulmona, queste divennero talmente pesanti da costringere chi le trasportava, a lasciarle in quel punto, quello in cui fu poi costruita la chiesa.

Alcune delle modifiche in stile barocco, sopravvissute ai rimaneggiamenti e al terremoto, sono visibili ancora oggi, mentre intatta e quindi visibile nella sua forma originaria, in pieno stile gotico, è la facciata, come intatto è il portale, risalente al Duecento. Ai lati del portale si trovano due colonne con guglie al cui interno troviamo le statue di San Panfilo e San Pelino.

Cattedrale San Panfilo Sulmona

Anche l’interno segue lo stile barocco a tre navate e ciò che appare subito dopo l’ingresso, sono due sarcofagi.

L’altare è caratterizzato da un rialzamento con una rampa di scale che da una parte conducono alla sacrestia e dall’altra alla cripta gotica. Scendendo verso la cripta, troviamo il mezzobusto sulle spoglie del santo: anche in questo caso si tratta di ciò che resta dell’originale, perché depredato dalla popolazione lungo i secoli, nei vari periodi delle crisi economiche.

Cripta Cattedrale Sulmona
Ogni volta che entro in questa cripta, provo sempre un’emozione grande, al pensiero di tutta la storia che ha

Cripta Cattedrale Sulmona

Palazzo Annunziata

Lasciando la Cattedrale alle spalle e proseguendo attraversando gli 800 metri della Villa Comunale realizzata nel 1867, si procede verso il centro e il Corso Ovidio. Qui, il primo edificio storico che incontriamo è Palazzo Annunziata, oggi sede del Museo Civico e annesso al complesso conventuale della Santissima Annunziata: insieme rappresentano il monumento più importante di Sulmona, denominato Complesso monumentale dell’Annunziata.

Complesso dell'Annunziata Sulmona

La chiesa fu fondata nel 1320 dalla Confraternita dei Compenitenti, come ospedale e orfanotrofio femminile. Riedificata dopo il terremoto del 1456, l’interno è stato modificato quasi completamente, dopo il successivo terremoto del 1706 e la soppressione dell’ordine monastico.

Il palazzo, così come ci appare oggi, risale alla fine del Quattrocento. Sulla facciata si trovano sette statue rappresentanti, da destra a sinistra, San Paolo, San Pietro, il patrono San Panfilo e i quattro Dottori della chiesa: San Girolamo, Sant’Agostino, San Bonaventura e San Gregorio Magno.

La facciata è rimasta fedele al suo disegno originario e la parte in cui si trova la Porta dell’orologio (nel cui arco si trova la statua di San Michele Arcangelo) rappresenta quella più antica.

La facciata centrale risale al Rinascimento, mentre il resto è il prodotto di diversi stili.

Una visita merita il Museo Civico, che si trova nel Palazzo Annunziata ed è composto da una sezione archeologica, una medievale-moderna, dalla Sala della Domus romana e dal Museo del Costume popolare abruzzese e molisano e della Transumanza.

Il centro di Sulmona

Proseguendo sul corso e lasciandosi alle spalle il Complesso dell’Annunziata, si incontra la statua di Ovidio, al centro di Piazza XX Settembre: qui le coppie si danno appuntamento la notte dell’ultimo dell’anno, per scambiarsi il bacio allo scoccare della mezzanotte, sotto la statua del cantore dell’amore, come buon auspicio per l’anno nuovo.

Statua Ovidio Sulmona

Su questa piazza si trovano poi le storiche botteghe del confetto che danno colore, oltre che poesia alla piazza. Non essendo molto grande, ha un’atmosfera raccolta, è impreziosita dalla presenza delle botteghe che sono un misto di storia e colori, e con un tocco di poesia dato dalla statua di Ovidio: è per tutti questi elementi che rappresenta uno dei miei angoli preferiti di Sulmona.

Proseguendo la camminata si arriva all’Acquedotto medievale, preceduto dalla Fontana del Vecchio, la più famosa della città (che in tutto ne ha sette). Fu restaurata nel 1474 con uno stile rinascimentale ed oggi si presenta così com’era allora, ad eccezione dell’originaria vasca quadrata semplice, sostituita da un sarcofago invece più decorato.

Il nome deriva dalla presenza del mascherone con sembianze antropomorfe simili ad un fauno: c’è chi in questo vecchio ha identificato Solimo, il mitico fondatore della città, uno degli amici di Enea.

Nella lunetta si trova lo stemma della città racchiuso da una ghirlanda di fiori e frutti che viene sorretta dalla coppia di angeli.

A destra della fontana del Vecchio si trova il Complesso monastico di San Francesco della Scarpa, edificato nel 1291 per volere di Carlo II di Napoli: fino al 1706 fu uno dei più importanti complessi francescani d’Abruzzo. Anche questa chiesa fu ricostruita dopo il terremoto del 1706 e i resti del secondo ingresso tardo gotico si trovano sul lato del corso.

Accanto alla chiesa si trova il Palazzo di San Francesco, dove fino al 1867 ci fu il convento dei Francescani. Oggi invece qui ha sede il Comune.

Acquedotto medievale e Piazza Garibaldi

In Piazza Garibaldi, subito dopo la Fontana del Vecchio, si trova oggi l’Acquedotto Svevo. Fu costruito dal figlio di Federico II di Svevia nel XIII secolo, per far in modo che ci fosse, nel centro di Sulmona, un canale che potesse trasportare l’acqua dalla montagna di Pacentro, alla piana di Pratola Peligna. Oggi appare tagliato così come era stato tagliato con il terremoto del 1706. Le pietre con cui è stato costruito sono quelle della Majella.

Dall’acquedotto si accede a Piazza Garibaldi, al cui centro si trova un’altra fontana, in pietra calcare della Majella, il Fontanone monumentale. Fu costruito nel 1821 e terminato dopo due anni da artisti di Pescocostanzo.

Questa è la piazza più importante di Sulmona, tanto che qui oltre al mercato cittadino, si svolgono i due eventi più famosi e sentiti: a conclusione della Settimana Santa sulmonese, la mattina di Pasqua c’è l’evento della “Madonna che scappa”; ogni ultimo fine settimana di luglio e primo fine settimana di agosto, c’è invece la Rievocazione storica della Giostra Cavalleresca, di cui vi parlerò la prossima settimana.

In fondo a Piazza Garibaldi si trova la Chiesa di San Filippo Neri, costruita originariamente a metà del XVII secolo insieme all’oratorio, ingrandita poi verso la fine del secolo successivo perché distrutta sempre dal terremoto del 1706.

Il convento annesso alla chiesa ospitò, nel 1796 il re Ferdinando IV di Borbone, che giunse in visita a Sulmona. Dopo tre anni l’ordine dei Padri Filippini fu soppresso, così il complesso fu abbandonato e trasformato in un forno e per usi militari, destinato quindi ad un uso profano.

Per quanto riguarda invece l’oratorio, oggi è sede della Guardia di Finanza.

Nel 1920 la chiesa tornò ad un uso religioso, diventando la Parrocchia di Sant’Agata perché accanto all’omonima fontana. Della chiesa originaria resta solo il portale in stile gotico-angioino, rimontato qui dopo la demolizione della Chiesa di Sant’Agostino, avvenuta nel 1885.

È da qui che esce la “Madonna che scappa”, la mattina di Pasqua.

Santa Maria della Tomba

Dopo la Cattedrale e il Complesso della Santissima Annunziata, Santa Maria della Tomba è la chiesa più importante di Sulmona. Il nome si pensa derivi dal sepolcro del tempio romano dedicato a Giove, su cui è stata costruita nel 1076, o dalla Domus di Ovidio.

Chiesa Santa Maria della Tomba Sulmona

L’aspetto originario della facciata, in pieno stile romanico-gotico, è stato riportato durante la campagna di restauro degli Anni ’70 del Novecento, durante la quale fu ripulita per eliminare gli effetti dei gas di scarico delle macchine, eliminando però anche gli affreschi e gli elementi barocchi che si trovavano sulla facciata.

Il portale del XIV secolo, a sesto acuto, ha nella lunetta lo stemma della famiglia Aragona, che dominava Sulmona durante il Medioevo.

La torre campanaria originale crollò con il terremoto del 1706, per cui quella attuale è successiva e ricostruita sulla destra, mantenendo la pianta rettangolare e abbellita, nell’800, con l’orologio.

All’interno, caratterizzato dal soffitto a capriate lignee con copertura a doppio spiovente, si trovano le edicole votive con le statue dei vari santi e della Madonna che scappa (perché è da qui che esce il Sabato Santo, per essere portata in processione nella Chiesa da cui poi uscirà la domenica mattina).

Alle pareti si trovano i resti degli affreschi del 1300, rovinati dai restauri della metà dell’Ottocento.

Questa è una chiesa che amo in modo particolare perché nella sua semplicità strutturale, mi ha trasmesso sempre serenità.

Badia Morronese o Abbazia di Santo Spirito al Morrone

Abbazia Santo Spirito al Marrone Sulmona

A pochi chilometri da Sulmona, nella frazione Badia, merita una visita anche la Badia Morronese, dichiarata monumento nazionale nel 1902.

L’Abbazia, circondata da mura di cinta e torri quadrate è composta da una chiesa del ‘700 ed un monastero che si sviluppa su tre cortili maggiori e due minori.

Nel 1241 fu fondata da Pietro Angelieri da Marrone, prima che diventasse papa con il nome di Celestino V: partì dall’ampliamento della cappella originaria, dedicata a Santa Maria del Morrone, per una chiesa intitolata invece allo Spirito Santo.

In seguito fu anche collegio, ospedale e carcere. A poca distanza dall’abbazia si trovano anche l’eremo di Celestino V (l’eremo di Sant’Onofrio al Marrone) e il tempio di Ercole Curino.

Museo del confetto

Tra le cose da vedere a Sulmona c’è anche il Museo del confetto, il Museo Confetti Pelino in via Stazione Introdacqua, 55. Fondato nel 1988 dalla famiglia Pelino, si trovano qui esposte le diverse macchine antiche con cui si producevano i confetti, vari attrezzi e oggetti rari degli artigiani del confetto, non solo legati alla famiglia Pelino, ma anche degli artigiani che hanno reso Sulmona famosa nel mondo già dal Medioevo, e fino ad arrivare all’epoca moderna.

In una stanza è stato poi ricostruito un laboratorio del Settecento, con utensili e strumenti dell’epoca, come quello per la produzione di confetti al rosolio.

Cosa fare a Sulmona

Dopo aver visitato la città, non potete non fare tappa nei negozi tipici per acquistare i confetti nelle varie composizioni, nelle botteghe artigiane dei maestri orafi (l’oreficeria è un altro punto forte della città), o nei negozi che vendono i tessuti tipici abruzzesi: qualcuno potete incontrarlo quando dalla chiesa di Santa Maria della Scarpa tornate verso Piazza Garibaldi.

Visitando Sulmona vi accorgerete che, pur essendo famosa solo per i confetti, in realtà è anche molto altro.

Curiosità

La Regina Giovanna d’Aragona amava talmente tanto la città, da volere il titolo di Principessa di Sulmona. Fu lei a donare, nel 1484, la chiesa di San Rocco alla Casa Santa dell’Annunziata.

A Manfredonia, in Puglia, i confetti, in dialetto, si chiamano proprio “Sal’mun“.

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